Diario di scavo

Nella profondità della tomba

Author: admin/lunedì 10 novembre 2014/Categories: Diario di scavo

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Oggi è stata una giornata straordinaria: ci siamo calati in uno dei pozzo della tomba Kamp-327, a cui ancora non è stato possibile attribuire un proprietario. Il nostro obiettivo era quello di raccogliere tutti i dati possibili riguardo le sue caratteristiche architettoniche.


Innanzitutto abbiamo preso tutte le misure necessarie per assicurare la nostra completa incolumità, indossando caschi di protezione, mascherine e luci di sicurezza.


Raffaella aiuta Irene ad indossare il casco prima di scendere nel pozzo


Il nostro Rais Hassan è stato il primo a calarsi per verificare la stabilità delle varie sezioni in cui era suddivisa la scala di accesso. Dopo averci rassicurati sulla sua tenuta, Hassan ci ha invitati a scendere…e siamo scesi!

Il Rais sta verificando la stabilità della scala

L’organizzazione per calarsi nel pozzo è rigida, di tipo “militare”, perché devono essere prese tutte le misure di sicurezza possibili, data la pericolosità della discesa. Non tutti i membri del team possono accedere a quegli spazi angusti, ma soltanto chi non ha problemi di respirazione come l’asma o non soffre di claustrofobia. La prima cosa da fare è rimuovere la grata metallica che abbiamo messo in loco lo scorso anno, con lo scopo di proteggere il pozzo da eventuali intrusi, e i membri del team che hanno dovuto lavorare in prossimità dell’accesso.

La grata metallica posizionata durante la scorsa stagione viene rimossa e la scala viene posizionata

Le sensazioni che ci assalgono mentre scendiamo sono molteplici. L’aria è pesante, perché sono presenti contemporaneamente i forti odori provenienti dagli escrementi di pipistrelli e quelli provenienti dai resti umani mummificati.

Le mummie durante i saccheggi erano oggetto di grande attenzione da parte dei profanatori, in quanto molto spesso contenevano tra le bende dei preziosi amuleti, che venivano deposti a protezione del corpo del defunto. Per recuperare questi preziosi oggetti le mummie venivano letteralmente fatte a pezzi.

Il lavoro viene organizzato già in superficie, in modo da ridurre al massimo il tempo di permanenza in quegli spazi angusti e privi di ossigeno, che potrebbero causare  malori e pericolosi capogiri ai membri del team. In ogni caso decidiamo di restare così in profondità non più di 20 o 30 minuti.

Lavorando all’interno del pozzo

Un cavo elettrico assicura l’illuminazione dei vari ambienti che compongono il pozzo. Alcuni di noi prendono appunti riguardo le caratteristiche dei vari ambienti; altri usando il metro laser ne rilevano le misure e la nostra artista ne realizza una bozza.

Disegno del pozzo realizzato da Raffaella Carrera

Dopo circa 20 minuti, quando ancora stavamo rilevando i dati degli ambienti, è venuta a mancare l’energia elettrica e siamo rimasti al buio. Abbiamo così dovuto risalire il pozzo aiutandoci con le piccole torce che avevamo portato con noi. Ci sarà bisogno di tornare di nuovo là sotto per continuare il nostro studio… A presto dunque, per continuare con il racconto.


Mila Alvarez Soza al termine dell’ispezione

 

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